Turismo all'italiana...

Il modus operandi all'italiana colpisce ancora. E' innegabile: siamo maestri nel creare confusione e distruggere tutto ciò che potrebbe funzionare. E questa volta parliamo nello specifico del turismo: il settore in cui l'Italia dovrebbe primeggiare senza nessun problema.

La nostra nazione detiene il maggior numero di siti Unesco al mondo: ben 49 senza considerare la recente candidatura di Palermo, Monreale e Cefalù. Ma l'eccellenza della nostra storia, arte e cultura non riesce a sopperire alla nostra incapacità gestionale e questo, purtroppo, è un dato di fatto.

Ma cosa è successo? Continuate a leggere qui sotto e vi renderete conto...

Procediamo con ordine: il 7 febbraio la società di studi economici Nomisma dichiara che per la prima volta dal 1958 c'è stato il sorpasso degli stranieri: "Nei primi dieci mesi del 2013 gli stranieri hanno contribuito al 50,4% degli arrivi e al 50,1% delle presenze totali". In realtà questa non è una notizia confortante perchè conferma che gli italiani hanno una minor forza di acquisto da poter dedicare alle vacanze. Infatti il settore ha perso rispetto agli anni precedenti una quota percentuale dovuta proprio al calo degli italiani in vacanza nella penisola. Non c'è un aumento degli stranieri.

Tuttavia, la presenza straniera è rimasta stabile e ciò ha contribuito a mitigare la perdita settoriale per cui è una fetta di mercato che non possiamo assolutamente permetterci il lusso di perdere.

Sembra chiaro, quindi, che si dovrebbe incentivare il turismo estero per sostenere un settore un pò in crisi, qualunque persona sana di mente farebbe di tutto per aumentarne la provenienza. Ma non noi.

Eh si, perchè, oggi 11 febbraio apprendo dal TTG Italia che la tassa di soggiorno ha messo in fuga i tour operator esteri. Avete capito bene: meno di 4 giorni per cadere dalla padella alla brace.

Ciò che mi sgomenta maggiormente non è la tassa in sè che ritengo comunque giusta (io quando vado all'estero pago e lo faccio con piacere) ma alla totale confusione che hanno generato i nostri comuni nell'applicarla e alla tardiva comunicazione. "Praticamente la totalità dei t.o. (94 per cento) giudica incomprensibile nella sua formulazione l'imposta di soggiorno, con poca chiarezza e scarsa informazione sui comuni che applicano la tassa."

Così c'è il tour operator che per non scontentare i clienti ha rosicchiato il suo utile pagando di tasca propria la differenza inaspettata, c'è chi ormai, a catalogo chiuso, si vede costretto a fare improbabili correzioni e chi ha dovuto, suo malgrado, rigirare la patata bollente ai suoi clienti non potendo fare diversamente.

In definitiva il 28% degli operatori ha dichiarato di aver diminuito la programmazione dei tour in Italia a causa di questa incomprensibile confusione.

E della confusione, permettetecelo, siamo maestri...